Cos’è ADHD (Parte IV)
Pubblicato da scoutismo
Nei studenti meno colpiti dal irrequietezza colpisce nel periodo sclastico soltanto, che spesso portano qualcosa nel cestino oppure tirano su qualcosa da per terra; sono molto in gamba nel dare l’impressione di avere delle mete pianificate, dietro quali nascondono il loro bisogno di muoversi.
Dopo l’adolescenza il desiderio di movimento fisico può cambiare in ”non avere voglia”, soltanto le dita battono su qualche appoggio oppure i piedi sono di continuo in movimento. Contemporaneamente può apparire una enorme intolleranza difronte altri bambini irrequieti, che porta a tante beghe nel solito trantran giornaliero della famiglia. All esterno i ragazzi appaiono abbastanza calmi, nel fratempo però internamente sono molto tensiosi e irrequieti. Questo sviluppo spesso porta persino specialisti all’argomentazione sbagliata, che l’iperattività sia un problema dell’infanzia, che dopo l’adolescenza passa da solo. Qui però non si vede, che il bisogno di movimento è solo un sintomo del aspetto del ADHD accanto a tanti altri.
Il libro i “Pierino Porcospino” anche in questo aspetto porta materiale di intuizione. La storia di Filippo he non sta fermo conosce la maggior parte delle persone, però nelle altre storie del libro vengono descritti altri comportamenti come “il cattivo Federico” oppure “Hans-guarda-in-aria”, che portano ai colpiti minimo tanti dispiaceri come l’iperattività.
Astrid Lindgren ha fatto vedere con la descrizione delle sciochezze di “Michel d Loenneberga” e “Pippi Calzelunghe”, che creatività hanno questi bambini, quali però putroppo, più che altro nel infanzia e adolescenza, non riescono assolutamente usare per il loro bene e del loro ambiente.
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giovanna dice:
Pubblicato il 05 10 2008 alle 18:48
i bambini nel “limbo”
Settembre 6, 2008 by mamygi
Sono quelli con una patologia d’origine neurobiologica che ha il nome di ADHD, in altre parole Sindrome da Deficit dell’Attenzione con o senza Iperattività.
Il Disturbo da Deficit d’Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà d’attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello d’attività. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.
L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali.
Sanità e scuola corrono su binari paralleli perciò spesso nn si riesce ad ottenere, da una parte, la terapia più consona al singolo caso, e nella quasi totalità degli insegnati c’è una “voragine”a livello didattico e pedagogico, perché nn si dà credito alle diagnosi, si decide che nn è necessario aggiornarsi, dato che l’aggiornamento non è obbligatorio.
Si continua, quindi, a considerarli come gli altri e si omette di intervenire adeguatamente su quelli che sono problemi di gestione del loro comportamento, molto spesso molto oppositivo e provocatorio che compromette, assieme al deficit attentivo, il raggiungimento degli obiettivi d’apprendimento delle varie aree disciplinari.
Ecco perché “bambini nel limbo” perché non sono né “normali” né handicappati.
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scoutismo dice:
Pubblicato il 05 10 2008 alle 21:36
Grazie Giovanna, si vede che sappiamo di che cosa stiamo parlando!!
Ilona